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Per ricordare e per testimoniare ai giocatori di rugby di oggi che il nostro sport non è solo un gioco ma è qualcosa di più e che segnerà in modo più o meno marcato tutta la loro vita futura.
Noi ne siamo la diretta testimonianza. Noi che non abbiamo voluto ancora passare il pallone ma che vogliamo continuare a vivere tutte le sensazioni e la gioia che ci trasmette.
Il rugby è l'unico gioco ove non si deve lanciare il pallone in qualche luogo ma lo si deve portare di persona lottando lealmente allo stremo con la squadra avversaria. E in questo il rugby è scuola di vita, è educazione, è una fantastica avventura.
Il prato verde, le maglie colorate e quel “hip hip hurrà” che ci continua a gonfiare i petti. Le azioni di gioco, le palle faticosamente vinte nelle mischie e poi via di corsa verso quello spazio là in fondo, premio di tutte le fatiche del mondo.
La palla stretta al petto “Oddio ce la farò a passare?” Ecco ho superato il primo avversario poi il secondo ... forza ... laggiù la striscia bianca che sembra ancora lontana ... via ... via ... fino a lanciarsi e piombare nella quiete che il fischio liberatorio dell'arbitro sancisce.
Il respiro è ansimante ma la gioia che pervade l'animo è ineguagliabile. Sembra di aver portato a termine l'impresa più grande del mondo. E lo è, perchè con quella corsa, con tutti gli ostacoli e le difficoltà superate in quei cento metri, abbiamo percorso simbolicamente tutta una vita con volontà, forza, lealtà e aiuto dei propri compagni.
Ecco perché noi che giochiamo, che abbiamo giocato siamo eccezionali. Perchè la nostra volontà ed i nostri sentimenti sono stati forgiati in questo gioco duro ma leale, faticoso ma meraviglioso.
E non abbiamo avuto compensi.
Oggi anche il nostro gioco si avvia a diventare professionistico e noi non ne siamo contenti. Dicono che è una necessità ma noi forse preferiremmo che il compenso continuasse ad essere la gioia della vittoria, l'amicizia, il gruppo che suda e fatica insieme per poter appoggiare quella palla ovale al di là di una linea chiamata meta.
Chi siamo noi? Siamo ex giocatori che non dimenticano, non hanno dimenticato.
Il rugby un pò per volta non si limita ad un esercizio fisico ma entra con prepotenza nella mente e non la abbandona più. Siamo come dicono in Francia “Amateurs”, cioè amatori, gente che non pratica più l'agonismo in campionato ma che continua a correre, non si arrende. E noi “Amatori” forse anche in senso biblico non molliamo; non molliamo nella vita, sul lavoro, nella famiglia. Sentiamo di avere una marcia in più ed è con questa certezza che dedico queste note, questi ricordi ai compagni che da dieci anni condividono con me questa passione, questo amore.
La nostra testimonianza deve servire di sprono e di augurio per i giovani, per coloro che oggi hanno ancora la fortuna di correre per questo sport definito “le sport roi”, “le sport des Dieux”.
 
Il Presidente Onorario
Caggia Sergio